martedì 3 gennaio 2012

Spunti sul mercato immobiliare


Si può essere positivi o negativi su un settore, l’importante è che la scelta sia frutto di un ragionamento sensato. Poi, non essendo l’economia una scienza esatta, può succedere l’esatto contrario del futuro immaginato.

Partendo da questa premessa, vedo l’anno appena iniziato negativo per il settore immobiliare. Il prezzo delle case è in discesa già da tre anni, pur non avendo perso grandi percentuali come in buona parte dei paesi in difficoltà.

La teoria qui presentata, si basa su alcuni segnali che si possono tranquillamente osservare nella quotidianità e che vorrei condividere con i lettori del mio blog. Ovviamente esistono le eccezioni che possono non far parte di quello descritto qui sotto.

Partirei dal rapporto tra il costo immobile e lo stipendio medio percepito. Questo rapporto ha una proporzione troppo elevata se consideriamo che la retribuzione media arriva a 1.300,00 euro (1.286,00 per l’esattezza), valore che si abbassa pesantemente per i giovani lavoratori (quasi 900,00 euro).

Tenendo conto che le richieste medie di mutui si aggirano intorno ai 135.000,00 euro e sono il 70 - 80% del valore d’acquisto, possiamo affermare che una casa media costa 180.000,00 euro. Vuol dire che per accantonare il valore immobiliare ci vogliono quasi 12 anni di stipendio senza mangiare uscire, bollette tasse, ecc... Questo valore è spropositato considerato che la casa è un bene di primaria importanza e il punto di partenza per poter costruire una famiglia. Per molti professionisti del settore il rapporto ideale è tra 6 e 9.

Il 2012 lo vedo difficile per il settore immobiliare anche per causa del credito. I finanziamenti sono sempre più cari, con conseguente aumento di rata, quindi, per rientrare nel rapporto rata reddito, bisogna diminuire il prezzo d’acquisto o aumentare lo stipendio. Questo fenomeno causa un’ulteriore aumento dei tempi di compravendita, tempi che si ridurranno solo quando i proprietari saranno disposti a scendere di prezzo in modo da riequilibrare il mercato.

Altro motivo di discesa prezzi è a mio avviso quello demografico. Le tavole dati dell’ISTAT fanno capire immediatamente molte cose di un paese.

In Italia ci si sposa mediamente tra i 34 e i 35 anni per gli uomini e i 30 e i 31 per le donne. Il mercato segue molto questo trend, e guardando i dati, i famosi baby boomers hanno già messo su famiglia.

Altro motivo di maggior offerta di case nel mercato, sarà data dalla vita media dell’individuo, si vede molto bene dal grafico con la dicitura “aumento della mortalità”.

Un’aspetto sotto gli occhi di tutti è la maggiore offerta immessa nel mercato, questo fenomeno si vede soprattutto nelle periferie delle grandi città, dove il business delle nuove costruzioni è aumentato in modo consistente negli ultimi anni, lasciando invenduti tantissimi immobili nuovi da aggiungere a quelli già esistenti.

Infine il segnale più grigio, quello che mi sembra il più orribile di tutto è legato al mondo del lavoro. Se manca il reddito difficilmente si riuscirà ad onorare il debito contratto con la banca (fate un giro nelle aste giudiziarie), questo argomento merita un post tutto suo che pubblicherò nei prossimi giorni.

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lunedì 5 dicembre 2011

18 anni VS 18 giorni

Ieri sera il presidente del consiglio Mario Monti ha illustrato con una conferenza stampa le riforme e i tagli da effettuare dopo l'approvazione delle camere.

Le scelte sono da lacrime e sangue e personalmente non penso siano finite qui.

Sicuramente tutto è migliorabile, ma da qualche parte bisognava pure iniziare.

Ora la domanda mi sorge spontanea, se questo governo in 18 giorni è riuscito a scrivere una manovra impopolare ma, probabilmente tra le più efficaci per i nostri conti pubblici, a cosa servono i politici?

sabato 3 dicembre 2011

Aumento dell'IVA

Cosa cambia e cosa è cambiato per lo Stato e per i consumatori con l'aumento dell'IVA di uno o più punti percentuali...

L'avidità, la concorrenza sleale e l'avarizia

Queste tre parole vengono accostate a qualcosa di negativo, ma non è per tutte quante così.
L'avidità è il carburante del progredire, la leva che permette di raggiungere obiettivi impensabili. Non si deve accostare il significato di avidità solo al denaro, una persona può essere avida di fama, di potere, di rispetto, d'amore, ecc.
Tutti noi siamo avidi, dallo sportivo che per primeggiare si allena il doppio dei colleghi, all'imprenditore che continua a investire in ricerca per diventare o mantenere la leadership nel settore, in modo da aumentare fatturato, prestigio e utili.
L'avidità sicuramente è alla base del capitalismo, dell'individuo come espressione di differenti qualità.
Novantanove volte su cento solo l'individuo ha la capacità di raggiungere obiettivi grandiosi. Pensiamo alle aziende, da Ferrari a Apple, da Walt Disney a Google, tutte sono nate da un'intuizione, dalla visione di un individuo che si è applicato giorno e notte per realizzare il proprio sogno. Questa avidità ha permesso di crescere, di creare posti di lavoro, di innovare e dare benefici alla società.
Quando per raggiungere degli obiettivi si intraprendono delle scorciatoie, uscendo dal solco delle regole, l'avidità si trasforma in concorrenza sleale.
Questo modus operandi lo troviamo in quasi tutti i settori, dall'imprenditore che offre tangenti in cambio di un lavoro particolarmente fruttifero, fino all'atleta che si dopa. Questo metodo danneggia fortemente le attività del proprio settore.
Esiste un gradino successivo alla concorrenza sleale, si chiama avarizia.
L'avarizia è arrecare un danno alla società ignorando il benessere altrui a favore esclusivo del proprio.
Negli ultimi anni, in Italia è quasi la normalità. Non pagare le tasse reca un danno al proprio settore (concorrenza sleale) e alla comunità (minor gettito per lo stato, ovvero noi tutti).
Il top dell'avarizia a mio avviso consiste nella delocalizzazione di aziende.
Provate a pensare all'imprenditore che vent'anni fa ha aperto un piccolo laboratorio artigianale, ci ha messo del suo, molto entusiasmo, un buon prodotto e grandi doti commerciali. Dal piccolo paesino è partita la sua sfida ai grandi colossi, forte della passione e di quel brand “made in Italy” che lo fa apprezzare anche nei mercati esteri.
In poco tempo riesce ad arrivare tra i big del settore, e dopo anni di considerevoli profitti diventa avaro.
Deve rendere conto agli azionisti, aumentare gli utili anche se il mercato risente di un calo.
La soluzione è li, facile, non necessita di grandi strategie.
Esistono paesi dove la manodopera costa pochissimo, i lavoratori possono essere schiavizzati, le tasse sono inferiori, non esistono norme stringenti sulla sicurezza e permettono un utile in aumento mantenendo inalterato il prezzo di vendita nei paesi sviluppati da dove provieni.
Forse in quest'ultima frase è racchiuso tutto il senso dell'articolo.
Sei nato nella parte del mondo ricca, hai avuto un istruzione, hai usufruito di vaccinazioni e medicinali, hai utilizzato tecnologie all'avanguardia e sei riuscito a fare impresa.
Ora che sei in una fase di stallo scappi lasciando il tuo paese al suo destino.
In verità penso di aver capito, hai smesso di lottare, la tua passione è venuta meno, quelle doti imprenditoriali che ti invidiavano tutti sono svanite e il rispetto guadagnato giorno dopo giorno si è sgretolato.
Oggi sarai più ricco ma non passerai alla storia, sarai semplicemente uno dei tanti mercenari che sono passati su questo pianeta.

Futuro negativo, l'incubo che non vorremmo mai vedere

Roma, 02 dicembre 2012 – La classe media è in via d'estinzione, la forbice tra ricchi e poveri è sempre più ampia e i mutamenti sociali di quest'ultimo anno hanno toccato tutti, nessuno escluso.
Si è provato ad arginare il problema del debito sovrano con misure restrittive, tagli tutti insieme che hanno causato disastri immediati come un'elefante all'interno di una cristalleria.
Nel nome del pareggio di bilancio si è tassato tutto (anche troppo) quello che era possibile tassare, si è tagliato tutto quello che si poteva tagliare, questo è servito solo ad arginare la malattia.
Il nostro problema è la crescita, la redistribuzione del reddito, unico vero medicinale per poter riportare il benessere ormai perduto nel nostro paese.
Le nuove generazioni non vedono un futuro roseo, i tagli alle pensioni, i minor diritti sul posto di lavoro rendono ogni giorno che passa un tripudio d'ansia con mille domande su quello che sarà il domani.
Non si riesce a programmare nulla, la frustrazione regna sovrana, vi è anche odio nei confronti di quei pensionati che si sono presi anni di crescita, pensioni più che dignitose e hanno sfruttato appieno i vantaggi offerti da una classe politica e economica compiacente al baratto con i voti.
Tutte queste riforme negative sul piano economico familiare hanno compresso la molla sociale al massimo, molla che appena è stata rilasciata si è aperta con la massima violenza, proprio come i tumulti in piazza di questi giorni.
I nostri risparmi sono stati bruciati da quello che pensavamo sicuro, titoli di stato e immobili.
Il governo rimborsa i titoli ad un prezzo di 80, le case dai massimi del 2007 sono sotto ai prezzi d'acquisto in media del 50%. Anche in Italia è arrivato il fenomeno del negative equity.
Qualcuno che riesce a gestire le crisi in modo egregio esiste, si trova dall'altra parte dell'oceano e sanno benissimo che ogni crisi nasconde sempre delle fantastiche opportunità.
In modo silenzioso hanno riportato le aziende in patria, creando lavoro e reddito ai cittadini, ripianato in parte i debiti e, sopratutto, hanno messo in difficoltà una Cina che si ritrova con milioni di disoccupati incazzati che reclamano il sogno “benessere per tutti”.
Questi americani si ritrovano un Dollaro fortissimo pronti a fare acquisti e rifinanziare una crescita europea bisognosa e riconoscente.
Good Luck!

venerdì 11 novembre 2011

Voglia di fare...

Sono disposto a fare sacrifici per il mio paese;
sono disposto ai contributi di solidarietà;
sono disposto ad andare in pensione a 67 anni;
sono disposto ad un lavoro che non è equiparato ad un matrimonio;
sono disposto ad acquistare solo titoli di stato per sostenere il debito;
sono disposto a pagare più tasse;

ma..., i contratti si fanno con un vantaggio/svantaggio reciproco, le inefficienze palesi del nostro paese devono essere tagliate immediatamente con uguale vigore.

voglio che i politici diventino al massimo 400 persone;
voglio che i vitalizi dei politici siano calcolati sul sistema contributivo e dato loro a 67 anni;
voglio che si snellisca tutta la pubblica amministrazione cancellando privilegi e posti inutili;
voglio che gli stipendi della classe dirigente sia equiparata alla media dei paesi europei;
voglio che il politico sia un servizio offerto allo stato con una durata massima di due mandati;
voglio che i privilegi assurdi siano eliminati;
voglio una reale lotta all’evasione;
voglio una reale lotta all’abusivismo;
voglio che i servizi per cui pago le tasse funzionino;
voglio la meritocrazia e non il nepotismo e clientelismo;
voglio il libero mercato vero;
voglio sicurezza nelle città;
voglio che le aziende che delocalizzano non possano scrivere “made in Italy”;
voglio che le regole siano rispettate da tutti, soprattutto dalle persone che ospitiamo;
voglio un paese libero, democratico, felice e benestante.


Cari politici, mettete sul piatto queste soluzioni e il popolo è disposto a fare sacrifici immediati che porteranno maggior benessere nel medio e lungo termine.

giovedì 10 novembre 2011

Sfera di cristallo

Situazione difficile, elezioni? governo tecnico? Alfano, Monti?
Io ho la mia idea, vedendo una classe politica vigliacca nel prendere decisioni forti, si è fatto cadere Berlusconi, seguirà un governo traghettatore con Monti fino alle elezioni di aprile/maggio e,  questo comitato provvisorio procederà con le riforme chieste dall’Europa.
Nascondendosi dietro lo scudo del “dobbiamo accontentare l’Europa”, nessuno sarà stato, nessuno ha la colpa, nessuno si vuole prendere la responsabilità delle scelte e la maggioranza del parlamento approva! sono stati “tutti” equivale a non è stato “nessuno”.
Questo farà si che alle elezioni non sarà cambiato nulla, si daranno la colpa a vicenda e ritornerà tutto come prima.
Ai nostri politicanti bisogna dargli un lavoro vero, dove sono responsabili del loro operato  QUOTIDIANO e, come detto in un vecchio post devono pagare di tasca loro se commettono errori. 
Cambiano le ere ma non i personaggi che la compongono, questo significa rimanere immobili ai vecchi concetti di clientelismo, lobby, corruzione. 
Con un paragone calcistico, non è dando una nuova maglia che la squadra gioca bene, bisogna rinforzare i comparti deficitari, sostituire giocatori, dirigenti e allenatore se necessario. Se continui a fare le stesse cose otterrai sempre gli stessi risultati. 
Non basta dire è iniziata la terza Repubblica per mettere apposto le cose, bisogna fare, lavorare e impegnarsi per questo paese, in modo da creare benessere per noi e le generazioni future.